San Colombano 

Santo Patrono dei motociclisti

MotoCultura


Anche i motociclisti hanno un Santo Protettore
(Fonte Web)



Possiamo indossare il casco più tecnico, le imbottiture, la tuta in pelle e guardare la strada con cento occhi, ma se succede il fattaccio, se si incomincia a scivolare sull'asfalto bagnato, lassù c'è qualcuno che si sentirà chiamato in causa per dare una mano: San Colombano, patrono dei motociclisti.

La spinta che portava Colombano a muoversi incessantemente per incontrare nuove persone, per trasferire loro la conoscenza di convinzioni profonde, un atteggiamento da eremita ma la piena disponibilità al confronto, la ferrea determinazione a non arrendersi di fronte alle avversità, si possono infatti ritrovare in pieno nel comportamento dei motociclisti di oggi, pronti a partire alla ricerca di nuove scoperte, senza timore di spostarsi da soli ma ugualmente disponibili a dividere gioie e fatiche con altri appassionati e, soprattutto, capaci di affrontare difficoltà apparentemente insormontabili pur di conquistare la meta prefissata.

San Colombano abate
(fonte Wikipedia) 


San Colombano detto San Colombano di Luxeuil o San Colombano di Bobbio (San Culombàn Abè in dialetto bobbiese), o San Columba il Vecchio, o Colum in gaelico. (Navan, 540 circa – Bobbio, 23 novembre 615) è stato un missionario e scrittore irlandese, noto per aver fondato numerosi monasteri in tutta Europa e convertendone i pagani.

È venerato come santo dalla Chiesa cattolica che ne celebra la memoria il 23 novembre.

San Colombano può essere a buon diritto definito uno dei fondatori del monachesimo occidentale. Questo non solo per i suoi viaggi, le sue peregrinazioni, le sue fondazioni e le sue iniziative anche culturali, ma fondamentalmente per il suo carattere ed il suo carisma fuori dal comune.

Verso la fine del VI secolo Adalbert de Vogüé scrisse: un soffio potente venuto dall'Irlanda, passò sulla Gallia merovingia, dopo avervi turbinato per una ventina d'anni, si allontanò verso est, passò le Alpi e discese sull'Italia. Questo ciclone, che scosse molte cose nella Chiesa e nella società, è quello del monaco Colombano.

Giona monaco colombaniano venuto a Bobbio dalla Val Susa ne scrive la biografia a partire dal 639, unica nel suo genere e di cui tutti gli storici ne hanno tratto e tradotto la vita del Santo irlandese.

Fondatore della regola e della comunità dei monaci colombaniani sciolta dal papa Niccolò V il 30 settembre del 1448, che era dedita allo studio ed allo scriptorium di Bobbio, come abili miniatori e scrittori, diffondendo la cultura libera le scienze e le arti in tutta l'Europa, grazie alla rete dei molti monasteri colombaniani collegati da numerose vie, tra le quali la futura Via Francigena, seguite da studiosi e pellegrini, ma anche della futura Via degli Abati.

Successivamente venne anche fatto passare per abate e monaco benedettino vestendolo con abiti scuri e caratteristici.

É in attesa di essere riconosciuto come per San Benedetto il titolo di Patrono d'Europa.

É anche patrono dei motociclisti.

 Biografia

Il monachesimo celtico 
San Colombano e la sua terra d'origine, l'Irlanda, sono un tutt'uno e per capire i tratti fondamentali della vita e dell'opera di questo monaco dal carattere d'acciaio, non si può prescindere dal contesto in cui si sono formate la sua cultura e la sua spiritualità.

L'evangelizzazione dell'Irlanda (detta Hibernia, terra d'inverno, ma anche chiamata l'isola di smeraldo) fu complessa e di lunga durata, il primo tentativo lo si deve al vescovo Palladio, ma non fu molto fruttuoso, ma preparativa alla successiva missione di San Patrizio che si rivelò un grande successo, anche se combattuta contro numerose eresie ed antichi culti pagani e druidici che sopravvivevano tra la popolazione.

Il risultato di maggior successo fu la creazione di numerosi monasteri, che operavano come roccaforti dell'ortodossia e servivano per diffondere il cristianesimo nelle terre circostanti.

Altri seguirono il suo esempio, come Sant'Enda che costruì l'abbazia di Killeany, San Finniano che fondò un monastero a Clonard, l'abate Comgall che diede origine al monastero di Bangor, dove Colombano si formò, ma anche di San Colomba e San Brendano vissuti in quegli stessi anni.

Un pò per la singolarità del suo sviluppo e per la particolarità della terra in cui fiorì, il monachesimo celtico presentava alcune caratteristiche peculiari che lo distinguevano da quello dell'Europa continentale.

Innanzitutto, il forte radicamento delle istituzoni monastiche, dovuto in primo luogo agli stretti legami tra la vita dei monasteri e quella dei clan e dall'altro, alla circostanza che, mentre in tutto il resto del mondo cristiano romanizzato, la Chiesa, con a capo il vescovo, costituiva la cellula fondamentale dell'organizzazione religiosa, in Irlanda e negli altri paesi celtici mai conquistati dai romani, era esclusivamente il monastero ad esercitare questa funzione, infatti l'abate era anche insignito della dignità episcopale.

Un altro tratto caratteristico del monachesimo celtico è dato dalla peregrinatio.

Infatti con la conversione degli irlandesi al cristianesimo , molti uomini intrapresero il cammino della pregrinatio in Gran Bretagna e nel continente europeo.

Nel continente europeo si osservava la regola benedettina, che insisteva sulla necessità che il monaco instaurasse un legame stabile con la comunità, in Irlanda il dovere della stabilità della dimora non era sentita.

La peregrinatio di matrice celtica rappresentava una forma estrema di distacco da tutti e da tutto, un esule volontario, straniero in terra straniera, per nessun'altra ragione se non per Cristo.

Questi elementi non potevano non incidere sullo sviluppo del monachesimo celtico, che ovunque si diffuse, mantenne certe caratteristiche differenti dalla Regola benedettina.


Colombano 
La gioventù (540-557) 
Colombano, il cui nome in gaelico è Colum, nacque intorno al 540 nella cittadina di Navan nel Leinster in Irlanda centro-orientale, essa è la data universalmente accettata, anche se alcuni la spostano al 543.

Una notte sua madre, già in attesa del bambino, scorse all'improvviso un sole grande e scintillante uscire dal suo seno e recare al mondo una grande luce, ed interpellati alcuni sapienti le dissero che portava nel grembo un uomo di grandi qualità, che avrebbe compiuto cose utili per la sua salvezza e opportune per quella del prossimo.

Colombano nacque da una famiglia numerosa, che gli assicurò un eccellente educazione pressoché in ogni settore dello scibile allora in voga.

La sua educazione fu sostanzialmente legata al gaelico che al latino e allo studio con profitto dei testi sulle arti liberali, le lettere, la grammatica e la geometria.

All'età di 7 anni viene affidato agli insegnamenti di un maestro laico del luogo, un fer-lèighin, che lo inizia all'arte di leggere e scrivere, cose del tutto nuova nell'isola abituata alla tradizione orale.

Tutto ciò lo rese eccellente scrittore, in grado di usare un latino correttissimo, ma allo stesso tempo un grande conoscitore delle dottrine.

Colombano con la famiglia era anche dedito ai vari lavori del clan, l'allevamento del bestiame, la conciatura delle pelli, la pesca e la caccia; infatti assieme al padre impara la pesca del salmone.

Inoltre sotto la guida vigile di sapienti maestri d'armi egli si impegna in appassionati allenamenti quotidiani con i compagni che lo rendono presto robusto ed agile, impara a cavalcare, l'uso dell'arco e della spada in difesa della verità e della giustizia.

Inoltre ogni 3 anni a maggio va alla fortezza di Tara, dove si tiene una grande Fiera e dove risiede il re supremo, li si emanano le leggi e si conciliano le controversie.

Una vigilia di Pasqua, nel raccoglimento solenne della veglia, Colombano e i sui giovani compagni d'armi ricevolo l'iniziazione cristiana del Battesimo, immergendosi nelle acque e segnato in fronte con l'olio benedetto (myron), per poi condividere il pane e il vino del mistero eucaristico assieme a tutta la comunità.

In quegli anni si fa un gran parlare del monaco San Brendano partito dall'Irlanda con 17 compagni e di come dopo una lunga e burrascosa navigazione durata 7 anni sia giunto evangelizzando vari luoghi alla Terra dei Beati; questa narrazione incuriosirà molto il ragazzo.

Ormai grande a 15 anni per le consuetudini del luogo arriva l'età delle feste con gli amici e i balli con le regazze e si avvicina il tempo del matrimonio, ma lui non sa decidersi ed è combattuto, ed allora si rifugia nei boschi nel fitto della foresta dove risiede una donna, una druidessa chiaroveggente che aveva anche dei poteri taumaturgici, che gli rivela quele sarà la sua futura nuova strada e vita.

Fu così che poco dopo la morte di San Benedetto in Italia, egli maturò la fede e comunicò alla famiglia la sua intenzione di prendere i voti monastici.

La decisione incontrò la ferma opposizione della madre e la scena della partenza fu tragica, come scrisse Giona: A sua madre che, stesa sulla soglia, gli sbarrava il passaggio chiede di lasciarlo partire. Lei gridando e rimanendo ostinatamente stesa sul pavimento, risponde che non glielo permetterebbe mai. Scavalcandola, lui oltrepassa la soglia e la prega di mettersi l'animo in pace: non la rivedrebbe più in questa vita, ma se ne andrebbe ovunque la via della salvezza abbia a condurlo.

Questo segnò molto Colombano, infatti ovunque si trovò in seguito, si sentiva esule e ne maturò sempre il convincimento in base alla peregrinatio di lasciare quel posto per un altro.


Clinish Island (557-571) 
Si recò quindi al monastero di Clinish Island (Cluane Inis, in gaelico), un luogo agreste di pesca e pascolo sull'isola di Cleen, circondata dalle acque profonde del lago Erne nella valle dello Shannon nel territorio di Fermanagh dell'Ulster.

Colombano viene accolto dal dotto abate di nome Sinneill, conosciuto e stimato da tutti per la sua grande fede e per essere un abile maestro; egli aveva studiato al monastero di Clonard con il venerato Columcille.

Questi lo introdusse alla studio della Sacra Srittura applicandosi con vivo ardore, leggendo testi in pergamena su tutto il meglio fiorito nel mondo classico; con i compagni, la cui madre lingua è il gaelico, impara il latico classico che diviene la sua seconda lingua ed e dotato di grande memoria tanto da destare l'ammirazione dell'abate, ma l'ideale di vita monastica lo spinse a lasciare quel luogo.

Egli ha concluso gli studi ed ha il titolo di maestro, grazie ai suoi brillanti esami.


Bangor (571-590) 
Divenne monaco presso il monastero di Bangor (Irlanda del Nord), sotto la guida dell'abate Comgall, uomo di grande zelo religioso, severissimo e fermo sostenitore della disciplina regolare ascetica e dei principi di mortificazione corporale.

La sua Regola era ben più severa di quella praticata a Clinish Island.

Ma l'originalità del monachesimo celtico si manifesta anche attraverso altre caratteristiche: era consueto in questo periodo portare avanti la cosiddetta peregrinatio pro Domino per mare, ovvero la partenza in nave e l'arrivo in una terra isolata dove sarebbe sorto un nuovo monastero.

Fu così che Colombano nuovamente sentì la necessità di lasciare il cenobio, ma dovette superare le resistenze di Comgall il quale gli disse che non sarebbe partito da solo.

L'Europa e l'Italia erano devastate dalle invasioni barbariche e dalla guerra gotica ed i Longobardi avevano raso al suolo il monastero di Montecassino e spinto i Benedettini a rifugiarsi a Roma con le reliquie del fondatore; dopo la morte del Papa Pelagio subentrò in nuovo Papa Gregorio I che portò in Italia ed in Europa una nuova aria che favorì la rinascita cristiana in Europa.


Nella Gallia merovingia e a Luxeuil (590-610)
Infatti partì da Bangor verso il 590, all'età di 50 anni, egli si imbarcò con 12 compagni monaci discepoli della scuola di Bangor: Gall (San Gallo), Autierne, Cominin, Eunoch, Eogain, Potentino, Colum (Colomba il giovane), Deslo, Luan, Aide, Léobard, e Caldwald.

La navigazione fu burrascosa, dapprima toccò l'isola di Man, poi ripartì verso la Cornovaglia, li scesero nei pressi di Newquay fino al borgo di Bodmin Moor e poi scendere nell'odierna Plymouth, dove ripartirono per la Bretagna e la Gallia, l'odiena Francia.

In Francia approdò sulle coste dell'Armorica nei pressi di Saint-Malo e di Mont-Saint-Michel, ma non si fermò qui poiché continuò la sua peregrinazione in cerca di un luogo dove non solo avrebbe portato la cristianizzazione ma avrebbe potuto associare la costruzione di un monastero.

La vita religiosa era allora pressoché estinta e rimaneva la flebile fede cristiana e la regione si trovava sotto il dominio della dinastia merovingia, divisa in regni vari in lutta perenne tra loro.

Ovinque passasse Colombano evangelizzava le genti del posto grazie alla sua esperienza di predicatore.

Egli si sposto poi verso est passando per Rouen, Noyon e Reims e inoltrandosi nei confini del regno di Austrasia passò in Burgundia l'odierna Borgogna, dove regnava il re Gontrano.

Fu così che grazie alle concessioni del re Gontrano, Colombano portò avanti la propria opera: fondò infatti tre monasteri, quello di Annegray, Luxeuil e Fontaines, tutti sotto la sua Regola detta poi colombaniana, che era basata su pratiche ascetiche e sulla penitenza, e che a differenza di quella benedettina fa obbligo al monaco di esercitarsi ogni giorno anche nel campo culturale (la sua massima era: ... poiché ogni giorno è necessario alimentarsi onde crescere, altrettando ogni giorno è doveroso pregare, lavorare e leggere...) e di copiare i libri per diffondere la cultura e per far ciò istituendo degli scriptorium e delle biblioteche.

Annegray era un antico castello diroccato, che essi adattarono alle esigenze di un monastero intorno tra 591 ed il 592, la cui chiesa era dedicata a San Martino, non evevano chiesto l'autorizzazione dell'Arcivescovo di Besançon per rimanere indipendenti.

All'inizio i monaci vivevano di elemosina e questue, ma in seguito si dedicarono sempre più alla coltivazione dei campi, tanto da destare l'ammirazione per lo zelo e le misure agricole adottate.

Nonostante la vita solitaria, la fama dei monaci si diffuse velocemente nelle zone circostanti e molte persone bisognose di guarigioni accorrevano al monastero, grazie anche alla fama di abili farmacisti e medici.

I monaci colombaniani conducevano una vita durissima fatta di preghiera, lavoro, mortificazioni e digiuni e lo stesso Colombano si allontanava dal cenobio per vivere nella solitudine ascetica ed eremitica isolandosi da tutti, rifugiandosi in alcune grotte in preghiera ed in meditazione della natura che lo circondava.

Giona scrisse: persino le fiere selvatiche gli obbediscono, come quella volta in cui Colombano intendeva stabilirsi per un periodo di deserto in una grotta che scoprì essere occupata da un orso; invitato l'animale ad andarsene, questo immediatamente lasciò il suo rifugio e se ne andò, senza più importunare il monaco.

Di episodi simili se ne leggono parecchi nella Vita Columbani, come quella volta che durante la mietitura il monaco Teodegisilo si tagliò un dito con la falce e dolorante interruppe il lavoro, allora Colombano si precipitò dal fratello infortunato ed inumidendogli il dito con la sua saliva lo guarì prodigiosamente, invitandolo a riprendere subito il lavoro dei campi.

Le numerose richieste di entrare a far parte della piccola comunità monastica lo costrinsero a cercare un luogo alternativo a 8 miglia a sud-est da Annegray, nei pressi dell'antica città termale di Luxeuil, ormai in rovina ed in abbandono, in un ambiente naturale circondato da dirupi, dove essi procedettero alla costruzione del nuovo monastero ed alla chiesa dedicata a San Pietro.

Colombano si stabilì poi definitivamente a Luxeuil nel 593 e da qui diresse i tre monasteri con l'aiuto dei suoi priori, infatti è di poco successiva l'istituzione di un altra comunità a Fontaines, con la chiesa dedicata a San Pancrazio, per il motivo del moltiplicarsi degli aspiranti monaci e delle persone che affluivano sempre più numerose in cerca di conforto spirituale attirate dalla fama di santita di quei luoghi.

Successivamente costituì e scrisse due regole, la Regula monachorum e la Regula cenobialis, nonché del Paenitentiale, che necessariamente tutti i monaci dovevano seguire; ed inoltre egli faceva da spola da un cenobio all'altro per controllarne il funzionamento.

Ma la situazione non fu sempre facile, e dopo una ventina d'anni in Borgogna, all'inizio del VII secolo, infatti, nacquero non pochi conflitti tra l'abate e l'episcopato francese: Colombano era deciso a far valere le tradizioni della propria terra originaria sulle terre francesi considerando i suoi monasteri come fazzoletti di terra irlandese, appellandosi al Concilio di Costantinopoli del 381, secondo il quale le chiese fondate tra i popoli pagani potevano seguire gli usi della chiesa d'origine.

A questo si aggiunsero le divergenze di carattere dottrinale come ad esempio il differente calcolo delle festività e della Pasqua, incontrando l'ostilità dei vescovi, del re Teodorico II (Merovingi) e l'ira della nonna regina Brunechilde, di cui censurava il comportamento, pertanto, nel 609 viene espulso da Luxeuil ed esiliato a Besançon, in attesa che il re decidesse per la sua sorte.

A Besançon non mancò di annunciare la parola di Dio ed anche ad un gruppo di carcerati, ottenendone la conversione e la liberazione miracolosa mediante la rottura dei ceppi che li tenevano legati, come racconta Giona; dopo un certo tempo calando la sorveglianza egli si sottrasse all'esilio e ritornò a Luxeuil senza alcuna autorizzazione.

La regina Brunechilde furiosa convinse il re Teodorico ad arrestare Colombano dai soldati minacciandoli di una morte orribile se non avessero compiuto la missione, data la ritrosia per l'enorme fama dell'abate.

Quindi nel 610 viene condotto a Nantes in catene e sotto scorta su di una nave lungo la Loira verso l'Atlantico per costringerlo al rimpatrio in Irlanda assieme ai 12 monaci irlandesi.

Il viaggio fu incredibilmente avventuroso, anche perche la gente saputo l'arresto dell'abate Colombano accorreva protestando lungo il percorso. Da Besançon, passarono per Autun, Saulieu, Avallon, Auxerre, Nevers e Fleury.

Ad Orléans dove attraccarono per una sosta gli fu vietato persino di entrare in chiesa e negato il cibo, portatogli solo dal monaco Potentino che era rimasto libero, nei pressi di Tours Colombano espresse il desiderio di visitare e pregare sulla tomba del santo San Martino, ma nonostante l'opposizione dei soldati il battello si diresse miracolosamente verso l'approdo incagliandosi e non muovendosi più, allora gli fu concesso di visitare il santo, solo dopo il battello si disincagliò da solo e ripartirono, passando per Angers e finalmente arrivando alla meta di Nantes.

A Nantes i prodigi si moltiplicarono, l'assoluta mancanza di vento rese impossibile l'allontanamento della nave dal porto, un segnale che fece capire a Colombano che il Signore non voleva che facesse ritorno in patria.

Si trattenne in quella città per un certo periodo, ma poi riuscì a sottrarsi al controllo della scorta che miracolosamente si addormentò in blocco e si diresse verso nord, lungo la valle del Reno, fino alla Neustria verso Rouen, Soissons e Parigi.


In Neustria (610-611) 
In Neustria regnava Clotario II, future re di tutta la Gallia unificata, dal quale Colombano ed i suoi ottenne aiuto e protezione.

In quegli anni risale anche la fondazione dell'abbazia femminile di Faremoutiers, ad opera della giovane Santa Fara, che in origine si chiamava Borgundofara, modificando il nome da monaca; essa era figlia di cari amici di Colombano.

Ma la sua avventura non terminò poiché si diresse verso l’esterno fondando altri monasteri con i compagni monaci, tra i quali Remiremont, Jumièges, Noirmoutier, Saint-Omer, ecc., tutti secondo la sua regola.


In Austrasia (611-612) 
Nel frattempo Colombano, con l'aiuto del re Clotario II, si diresse alla corte di Teodeberto II re d'Austrasia, una regione nel cuore dell'Europa al confine con le terre dei Sassoni e degli Alemanni, passando per le città di Coblenza, Magonza, Strasburgo, Basilea e Costanza; il re lo invitò ad essere suo ospite in quelle terre ancora pagane.

Egli accettò di portare l'evangelizzazione in quelle terre utilizzando il fiume Reno come via per gli spostamenti in una regione impervia e montuosa; si trasferì verso Bregenz località indicatagli dal re, sulla riva del lago di Costanza, in una zona a cavallo dell'odierna Svizzera, Francia e Germania.

A Bregenz nel 611 Colombano vi fondo il suo nuovo monastero, l'Eremo di Sant'Aurelia, che col tempo divenne una nuova Luxeuil; anche se lui anticipò che non si sarebbe fermato li a lungo, giusto il tempo di evangelizzare i Sassoni e soprattutto gli Alemanni.

Nel 612 il re Teodeberto II subì la definitiva sconfitta ad opera di Teodorico II, che a poco morì ed il re Clotario II ne approfittò prendendosi i regni e facendo uccidere tutti i rilali pretendenti e la regina Brunechilde in modo orribile, proprio come aveva profetizzato Colombano.

Colombano era gia' partito verso l'Italia, infatti ancora perseguitato dall'episcopato e dalla dinastia burgunda, decise di recarsi a Roma per avere l’approvazione di Papa Bonifacio IV.

Ma in uno dei monasteri costruiti assieme ai monaci, dovette fermarsi perché il suo fedele discepolo San Gallo, assalito dalla febbre e impossibilitato a partire, gli chiese di poter rimanere, ma egli a questa "disobbedienza" rispose vietandogli per penitenza di celebrare la messa fino alla sua morte; in quel luogo crebbe la celebre Abbazia di San Gallo.

La leggenda vuole che il monaco, che diede anche il nome all'attuale città svizzera di San Gallo, in sogno ebbe la visione di Colombano in forma di colomba bianca salire al cielo e così celebrò la messa in suo onore, proprio mentre il Santo sul letto di morte chiese di mandare il suo bastone abbaziale al suo compagno in segno di riconciliazione.


In Italia (612-615)
In Italia nel 612 giunse nel regno dei Longobardi a Milano e, sotto protezione del re longobardo Agilulfo, ariano ma tollerante. Questi insieme alla moglie Teodolinda, gli chiese un suo intervento nella spinosa questione tricapitolina; quindi Colombano tenta un avvicinamento della corte longobarda alla Sede Apostolica.

Colombano accetta anche perché in quelle terre vi erano ancora eresie e numerose sopravvivenze pagane.

La ricompensa per quell'intensa attività consiste nell'offrire a Colombano la possibilità di creare sul suolo demaniale un nuovo centro di vita monastica. Un certo Giocondo segnala il nome di Bobbio, e la stessa regina Teodolinda, fervente cristiana, sale sulla vetta del Monte Penice nel 612, allo scopo di ricognizione del luogo già sacro, e lì gli promette il territorio in cambio di dedicare alla Madonna la piccola chiesetta in cima alla vetta, che diventerà il futuro Santuario di Santa Maria.

Nel documento di donazione del 24 luglio 613, sono rispettati i diritti del condottiero e duca Sundrarit sulle saline di Bobbio, ma sono ridotti ad una metà del reddito, in comunione con il nuovo monastero.

Nel 614 quindi parte da Milano, viaggiando prima sul Ticino e poi lungo il Po, da cui risalì la valle del torrente La Versa per imboccare a Canevino l'alta Val Tidone e seguendo il corso di quest'altro torrente fino al Monte Penice ed al suo passo fino in Val Trebbia ed a Bobbio, accanto all'omonino torrente.


L'Abbazia di San Colombano

Bobbio (614-615) 
San Colombano giunse a Bobbio nell'autunno del 614 con Sant'Attala, constata lo stato di abbandono dell'antica chiesa di S. Pietro (situata dove ora vi è il Castello di Malaspina-Dal Verme) e la ripara, ed attorno vi dispone alcune costruzioni in legno, come primo centro di vita monastica.

Bobbio era un avamposto nel cuore dell'Appennino in una zona fertile e molto produttiva, dove abbondavano acque correnti e c'era pesce in quantità e vi erano anche antiche terme e sorgenti sia termali che saline da cui ricavarne il sale. Questo rappresentava un avamposto religioso e politico, protetto a controllato dal regno longobardo e difeso nei confronti della vicina terra ligure ancora bizantina.

La nuova abbazia e la cittadina furono la sua ultima creatura ed anche qui si rivelarono prodigi miracolosi, infatti Giona racconta che durante i lavori di restauro il luogo si trovava nella fitta boscaglia, per cui era difficile spostare i tronchi degli alberi e portarli fino al monastero, ma Colombano sollevava i tronchi come fossero fuscelli, facendo il lavoro di 30 o 40 uomini.

Inoltre la leggenda narra anche la famosissima leggenda dell'orso e del bue riprodotta sia nell'abbazia che in molti posti, essa racconta che un orso uscito dalla foresta si avventò verso una coppia di buoi, che assieme ad un contadino trainavano un aratro nei campi, uccidendone uno, ma Colombano avvertito da esso, parlò all'orso aggiogandolo e ponendolo al posto del bue ucciso per finire di arare il terreno.

Nella quaresima del 615 si ritira nell'eremo, da lui fondato, di S. Michele nella Curiasca di Coli, lasciando a Bobbio come suo vice Attala, e tornando al monastero solo alla domenica.

In quel periodo giunse la visita del suo fedele discepolo San Eustasio, suo successore a Luxeuil, inviato a Bobbio dal re Clotario II nuovo re dei Franchi, per proporgli di rientrare in Francia, ma Colombano pur gradendo la richiesta, dovette rifiutare, sottolinendo che la peregrinatio, una volta intrapresa non ammette ritorno.

Dopo un solo anno di permanenza a Bobbio, e all'età 75 anni, muore nel monastero la domenica 23 novembre del 615, gli successe Sant'Attala come abate.


Il Santo irlandese 
Le spoglie di San Colombano riposano nel sepolcro della cripta dell'Abbazia di San Colombano, accanto a Sant'Attala, San Bertulfo, San Bobuleno, San Cumiano 19 monaci e 3 monache, che si pensa fossero un primo esempio poi abrogato di monachesimo al femminile.

La storia della sua vita e dell'Abbazia, ci giungono grazie al monaco Giona di Bobbio, incaricato da Sant'Attala e poi da San Bertulfo come monaco bibliogafo.

Bobbio inoltre ha innalzato alle porte della città, per chi proviene da Piacenza lungo la Strada Statale 45 di Val Trebbia, un alta statua ad opera di Beniamino Falda di Vicenza.

Si ricorda il 23 novembre come Santo Patrono di Bobbio (Patrono ad Bobi); il secondo Santo Patrono è il Vescovo di Bobbio Sant'Antonio Maria Gianelli e la Patrona è la Madonna dell'Aiuto del Santuario di N.S. dell'Aiuto in Bobbio.


L'eredità di San Colombano 
Nel panorama del monachesimo altomedioevale, Bobbio acquisì un rilievo di portata europea, grazie non solo alla notevole dotazione patrimoniale e alla protezione regia e poi imperiale di cui godeva fin dalla sua fondazione, ma anche e soprattutto all'altissimo livello dell'attività culturale che vi si svolgeva.

Nel Medioevo il monastero era il centro di conservazione e trasmissione della cultura, il luogo in cui ci si prendeva cura di preziosi manoscritti per tramandarli alle generazioni successive dopo averli meravigliosamente miniati ed eveltualmente glossati.

Ciò accade in modo particolare per Bobbio, che già nel VIII secolo diventa famosa per l'intensa attività del suo scriptorium, il luogo dove si trascrivevano i testi che costituivano il patrimonio culturale ereditato dall'antichità classica: opere letterarie e scientifiche, oltre agli scritti dei Padri della Chiesa, ai testi sacri e ai libri liturgici, ma anche testi di tutto lo scibile umano, come testi di arte, musica, medicina, erboristeria e farmacia, letteratura, astronomia ed astrologia, flora e fauna e scienze naturali, agricoltura ed innesti, specie per caltivazione della vite, ma anche per i castagneti ed oliveti, ecc; ma anche meccanica e fisica utilizzati per la cosruzione di strade, ponti, mulini, frantoi ecc. .

Vi è inoltre l'introduzione della minuscola carolina e la prima enciclopedia universale di tutte le scienze ed arti.

Questi testi assieme ai famosi codici bobbiensi andarono ad arricchire una biblioteca vastissima, famosa in tutta Europa e da dove giungevano molti studiosi per imparare ma anche per insegnare nelle scuole monastiche da sempre come la biblioteca aperte a tutti persino anche ai poveri, ma fino allametà del XV secolo, quando l'ordine fu chiuso e lo scriptorium venne sigillato e fu vietata, pena la morte, la consultazione dei testi antichi entrati a far parte dei libri vietati dall'inquisizione.

Umberto Eco dedica a ciò nel 1980 il libro Il nome della rosa.

Ora purtroppo rimane molto meno di un terzo del patrimonio che si stima fosse stato accumulato nel IX secolo, molto lo si può trovare in museo sparsi sia in Italia che in Europa, ma anche collezioni private: Madrid, Londra, Parigi, Milano, Roma, Torino, ecc. .

Inoltre Bobbio via via diventò un feudo monastico enorme che si collegava in rete con numerosi monasteri sia in Italia che in Europa e da cui riceveva fondi per lo scriptorium, ma anche dava copia dei testi ai vari centri scrittori dei vari monasteri diffondendo la cultura in tutta Europa.

L'organizzazione impartita da Colombano al cenobio bobbiese venne parzialmente modificata già a partire dalla fine del VII secolo con l'introduzione inizialmente a fianco e poi in sostituzione della Regola dettata dal fondatore, di quella benedettina, meno severa.

Infatti dopo che i Longobardi avevano raso al suolo Montecassino ed i benedettini erano dovuti scappare a Roma con le spoglie del santo fondatore, fin dal 643 furono accolti a Bobbio e poi nei vari monasteri sparsi in Italia ed in Europa, salvandoli dall'obblio a cui sarebbero potuti cadere.

I monasteri e le via aperte in Italia ed in Europa da San Colombano sono il luogo in cui si impianta e cresce l'Ordine e la Regola benedettina, che aveva risciato di essere distrutta dalle invasioni e distruzioni barbariche.

Non è una caso se Robert Schuman, Konrad Adenauer e poi De Gasperi, indicano San Colombano come il protettore di chi si prodiga proprio per l'Europa.

Colombano inoltre in due lettere al Papa lo invita a farsi garante dell'unità della Chiesa di tutta l'Europa (totius Europae egli scrive), il mondo che lui aveva attraversato e per cui aveva speso la sua vita.


Regola di San Colombano 
La Regola di San Colombano si compone di più parti:

la Regula monachorum, che si compone di 10 capitoli: obbedienza, silenzio, digiuno, disprezzo dei beni terreni, ripudio della vanità, castità, preghiera, discrezione, mortificazione di superbia e orgoglio, buon esempio;
la Regula cenobialis, formata da una lunga serie di capitoli penitenziali relativi alle colpe dei monaci;
il Paenitentiale, che vuole aiutare il monaco ma anche l'uomo nella conquista della dignità, secondo il Sermone della Montagna, con una difesa dei deboli e degli umili contro chi esalta il vigore fisico intellettuale e politico; egli scrisse: senza dignità non c'e' libertà, e senza libertà non c'e' dignità.
Essa fu approvata al Concilio di Mâcon nel 627, grazie anche all'opera dell'abate di Luxeuil San Eustasio.